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Monastero certosa di pavia

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Info
Added: September 23, 2009
Description: Certosa di Pavia
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Coordinate: 45°15′25″N 9°08′53″E / 45.257, 9.148
bussola Disambiguazione – Se stai cercando il comune, vedi Certosa di Pavia (comune).
Certosa di Pavia
La facciata della certosa
La facciata della certosa
Città Pavia
Regione Lombardia
Stato Italia
Religione Chiesa Cattolica di Rito romano
Diocesi Pavia
Anno di consacrazione XIV secolo
Architetto {{{Architetto}}}
Stile architettonico gotico
Inizio della costruzione 1396
Completamento 1465
Sito web
Note {{{Note}}}

La Certosa di Pavia è un monastero, situato a circa 8 km a Nord di Pavia, risalente al XIV secolo. Rappresenta uno dei più importanti monumenti tardo-gotici italiani. La posizione originale del monastero era al margine del parco visconteo a nord del castello di Pavia; del parco sono oggi rimaste soltanto alcune parti (il Parco della Vernavola, a nord di Pavia) non più collegate al castello e alla Certosa.
Indice
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* 1 Storia
* 2 La chiesa
* 3 Vetrate, oreficerie, arti minori
* 4 Il Chiostro piccolo
* 5 Il Chiostro grande
* 6 Altri ambienti
* 7 Fonti
* 8 Bibliografia
* 9 Voci correlate
* 10 Collegamenti esterni
* 11 Altri progetti

Storia [modifica]

La costruzione della Certosa di Pavia fu voluta da Gian Galeazzo Visconti, che inaugurò i lavori il 27 agosto 1396, ponendo la prima pietra del cantiere. La posizione era strategica: a metà strada tra Milano, capitale del ducato, e Pavia, la seconda città per importanza, dove il duca era cresciuto e dove aveva sede la corte, nello splendido castello visconteo. Il luogo scelto per la fondazione era un bosco all'estremo nord dell'antico parco visconteo, una vastissima area recintata che collegava il castello pavese con un'ampia area boschiva adibita alle cacce dei signori della Lombardia.
L'interno della Certosa
L'interno della Certosa
Il portale della Certosa

Inizialmente, durante la prima fase dei lavori, i monaci risiedettero nell'antico castello di Torre del Mangano e nel Castello di Carpiano (o Grangia), uno dei tanti territori lasciati ai monaci da Gian Galeazzo Visconti, per poi occupare gli ambienti conventuali, i primi ad essere edificati. Secondo l'ipotesi di Luca Beltrami i primi sostegni dei chiostri, in attesa di più dignitose soluzioni architettoniche, furono dei piloni quadrati in laterizio. Le funzioni religiose venivano provvisoriamente celebrate nel refettorio, l'unico ambiente dalle dimensioni adatte per accogliere l'intera comunità dei Certosini, fatta di monaci e fratelli conversi.

La chiesa, destinata a divenire mausoleo dinastico dei Duchi di Milano, era stata pensata in dimensioni grandiose, con una struttura a tre navate inusuale per l'Ordine Certosino e fu edificata per ultima. La navata fu progettata in stile gotico e la sua costruzione fu completata solo nel 1465. Tuttavia nel frattempo l'influenza del primo Rinascimento era divenuta importante in Italia e il resto della chiesa, con le sue gallerie ad archi e i pinnacoli (inclusa la piccola cupola), e i chiostri furono riprogettati da Guiniforte Solari, che guidò i lavori tra il 1453 e il 1481, con dettagli in terracotta di rara bellezza e ricchezza. In seguito Giovanni Antonio Amadeo fu capo dei lavori, tra il 1481 e il 1499. Il 3 maggio 1497 la Chiesa venne consacrata. La parte inferiore della facciata fu completata nel 1507.

I monaci certosini, ai quali il monastero era stato lasciato dal fondatore, erano legati ad una clausola che prevedeva l'uso di una parte dei loro ricchissimi proventi (campi, terreni, rendite ecc.) per continuare la costruzione del monastero. Anche quando la costruzione si sarebbe potuta definire completa, i monaci continuarono a elargire grandi somme di denaro per decorazioni aggiuntive: perciò la Certosa di Pavia contiene opere d'arte risalenti ad almeno quattro secoli (XV, XVI, XVII, XVIII secolo). È di questo periodo (1520 circa) la sostituzione del vecchio altare per uno nuovo molto più sfarzoso e decorato. Per moltissimi anni se ne persero le tracce fino al 1894, quando il dottore Santambrogio lo ritrovò nella Chiesa San Martino vescovo di Carpiano.

I monaci certosini furono espulsi nel 1782 dall'imperatore Giuseppe II, che incamerò i beni di tutti gli ordini contemplativi dei suoi possedimenti. Il monastero passò quindi nel 1784 ai monaci cistercensi e nel 1789 ai monaci carmelitani. Nel 1810 venne infine chiuso. Nel 1843 i monaci certosini rientrarono nel monastero. Il monastero fu dichiarato dal 1866 monumento nazionale e sequestrato dallo stato, insieme agli altri beni ecclesiastici per risanare il deficit pubblico. Fino al 1880 alcuni monaci certosini continuarono ad abitare il monastero. Dal 1932 al 1947 i monaci certosini tornarono ad abitare la Certosa, ma furono costretti ad abbandonare la struttura per mancanza di vocazioni. Nel 1949 arrivarono i monaci carmelitani che rimasero fino al 1961.

Dal 1968 a tutt'oggi i monaci che abitano presso il monumento sono dell'Ordine Cistercense ed appartengono alla Congregazione "Casamariensis" [1] e, nell'abito della loro vita monastica, si occupano anche delle visite guidate alla chiesa ed al convento nonché della vendita di articoli sacri e vari prodotti tipici. Sul lato destro del cortile antistante alla chiesa si trovano il negozio gestito dai monaci ed il Museo della Certosa di Pavia che, dal maggio 2008, è gestito direttamente dalla Soprintendenza per i beni storici artistici ed etnoantropologici di Milano [2]. Le informazioni sulle visite guidate al Museo si possono avere contattando direttamente PaviaMusei [3]

Ulteriori foto del monumento sono sul sito dei Monaci Cistercensi [4], mentre altre informazioni (orari delle aperture e delle SS. Messe) si trovano sul sito del Comune di Certosa di Pavia [5].
La chiesa [modifica]
un dettaglio della facciata

La facciata, realizzata sovrapponendo semplici rettangoli, è rivestita da un'esuberante decorazione, tipico procedimento dell'architettura lombarda. Fra gli scultori attivi sulla facciata Cristoforo Mantegazza e Giovanni Antonio Amadeo che dopo l'esecuzione dei bassorilievi della parte destra dello zoccolo della facciata dal 1473 al 1476 tornò nel 1492 quale direttore del cantiere, responsabile dell'esecuzione della facciata fino al secondo ordine; il coronamento venne terminato con la collaborazione di Cristoforo Solari detto il Gobbo. Il portale, una sorta di pausa classicistica nell'ornatissima superficie marmorea, è opera di collaborazione tra l'Amadeo e il suo allievo Benedetto Briosco (1501) ed è caratterizzato da colonne binate e bassorilievi con Storie della Certosa. La prima soluzione della facciata, più sobria e di forme genuinamente gotiche, progettata da Boniforte Solari, è visibile in un affresco di Bergognone (Gian Galeazzo Visconti offre alla Vergine il modello della Certosa).

La chiesa ha pianta a croce latina divisa in tre navate con abside e transetto, coperta da volte a crociera su archi a sesto acuto, ispirata, seppure in scala ridotta, alle proporzioni del Duomo di Milano. Le volte esapartite sono dipinte alternativamente con motivi geometrici e con un cielo stellato.

Singolari sono le terminazioni dei transetti e della cappella maggiore, costituiti da cappelle a pianta quadrata chiuse su tre lati da absidi semicircolari, secondo una soluzione trilobata di probabile ispirazione classica.
Bergognone, Pala di Sant'Ambrogio
L'interno e il coro

All'interno si segnalano alcuni capolavori della pittura dello stesso Bergognone, come la pala di Sant'Ambrogio (1490), quella di San Siro (1491) e la meravigliosa Crocifissione (1490). Altre pale dello stesso artista sono ora disperse tra musei e collezioni private: si segnalano qui il trittico con i Santi Cristoforo e Giorgio, ora a Budapest, la pala delle due Ss. Caterine (1490) circa; Londra, National Gallery) e il Cristo portacroce e certosini della Pinacoteca Malaspina di Pavia (1493 circa).

La chiesa contiene numerose altre opere d'arte, tra cui il Padre Eterno, unico pannello rimasto in Certosa del polittico di Perugino, pale del Cerano, del Morazzone, del Guercino, di Francesco Cairo e un ciclo di affreschi, nel coro, di Daniele Crespi. Il presbiterio accoglie anche i bellissimi stalli lignei dei monaci, intagliati ed intarsiati. Nella parte destra del transetto si trova la tomba del fondatore della Certosa, Gian Galeazzo Visconti; la figura di Galeazzo, sorvegliato da angeli si trova sotto una canapa di marmo, con la Madonna in una nicchia al di sopra; fu iniziata nel 1494-1497 da Giovanni Cristoforo Romano e Benedetto Briosco, ma non fu finita fino al 1562. Nell'abside di destra del transetto è collocato un bellissimo affresco di Bergognone con Gian Galeazzo Visconti presenta alla vergine il modello della Certosa tra Filippo Maria Visconti, Galeazzo Maria Sforza e Gian Galeazzo Sforza, eseguito tra il 1490-1495. Altri affreschi (oculi con santi e profeti) si devono ad un gruppo di ignoti maestri di ascendenza bramantesca, tra cui il giovanissimo Bernardo Zenale.
tomba di Ludovico il Moro e Beatrice d'Este (Cristoforo Solari)

Nella parte sinistra del transetto si trova il monumento funebre di Ludovico il Moro e di sua moglie Beatrice d'Este; queste statue sono considerate tra i capolavori di Cristoforo Solari. Fu lo stesso Ludovico il Moro ad commissionarne l'esecuzione dopo la morte della moglie nel 1497; le sculture furono inizialmente sistemate nella chiesa milanese di Santa Maria delle Grazie, ma, nel 1564, vennero acquistate dai monaci e portate nella Certosa per preservarne la distruzione. Le tombe però sono sempre state inutilizzate, anche perché il Moro morì in Francia. Nell'abside di sinistra un altro affresco di Bergognone con l'Incoronazione di Maria tra Francesco Sforza e Ludovico il Moro, con cui quest'ultimo voleva celebrare la propria successione dinastica, ottenuta non senza polemiche dopo la morte del nipote Gian Galeazzo Sforza.

Dal 1477 al 1478 l'Amadeo è attivo di nuovo alla Certosa ove esegue un'elegante "acquasantiera", "il portale della sagrestia vecchia", per l'altare della Sala del Capitolo dei Fratelli scolpisce la "statua di San Giovanni Battista", un "giovane santo" e, per il tiburio della chiesa, due "medaglioni con i Dottori della Chiesa", tra cui un "San Gregorio" e varie "sculture" per i pennacchi.
Vetrate, oreficerie, arti minori [modifica]
Particolare del coro

La certosa possiede anche un importante (e poco studiato) corpus di vetrate, realizzate su cartoni di importantissimi maestri attivi nel XV secolo in Lombardia, quali Zanetto Bugatto, Vincenzo Foppa, Bergognone e il savoiardo Hans Witz. Numerosissime sono anche le opere di intaglio, intarsio di legni (il bellissimo coro dei monaci) e marmi (i paliotti di numerosi altari). Un capolavoro di marmi, bronzi e pietre dure è il bellissimo altar maggiore, risalente al tardo XVI secolo. Nella sacrestia vecchia è conservato lo splendido trittico in avorio e osso, opera di Baldassarre degli Embriachi, donato alla Certosa da Gian Galeazzo Visconti. Non mancano neppure i capolavori di scultura bronzea, come i bellissimi candelabri di Annibale Fontana e la cancellata che divide la chiesa dei monaci da quella dei fedeli (XVII secolo).
Il Chiostro piccolo [modifica]
Il chiostro
La chiesa vista dal chiostro piccolo

Un portale elegante, con all'interno sculture dei fratelli Cristoforo e Tommaso Mantegazza e all'esterno di Giovanni Antonio Amadeo, conduce dalla chiesa al chiostro piccolo, uno degli ambienti più spettacolari della Certosa, al cui centro si trova un elegante giardino. Il chiostro piccolo era il fulcro della vita comunitaria dei padri, collegando con portici ambienti come la chiesa, la sala capitolare, la biblioteca ed il refettorio. Da esso si gode di una stupenda vista del fianco e del transetto della chiesa, con guglie, loggette quasi dal sapore neoromanico e lo spettacolare tiburio. Un tempo tutti i tetti erano ricoperti di rame, sequestrato durante le guerre napoleoniche per costruire cannoni. Gli ornamenti in terracotta sormontanti i sottili pilastri di marmo sono stati eseguiti da Rinaldo de Stauris tra il 1463 e il 1478; alcune delle arcate sono decorate da begli affreschi di Daniele Crespi, oggi in parte illeggibili. Sempre appartenente al complesso è il bellissimo lavabo in pietra e terracotta, con la rappresentazione della scena della Samaritana al pozzo (terzo quarto del XV secolo).
Il Chiostro grande [modifica]
le celle e il chiostro grande

Decorazioni simili, opera degli stessi scultori, sono presenti anche nel chiostro grande, lungo circa 125 metri e largo circa 100.

Si affacciano sul chiostro grande le elegantissime celle o casette, abitazioni di 24 monaci, ognuna costituita da tre stanze e un giardino. Di fianco all'ingresso delle celle, siglate da lettere dell'alfabeto, è collocata una piccola apertura entro cui il monaco riceveva il suo pasto giornaliero nei giorni feriali, in cui era prescritta la solitudine. Per i pasti comunitari, ammessi solo nei giorni festivi, ci si riuniva nel refettorio.

Le colonne delle arcate, decorate da elegantissime ghiere in cotto, con tondi e statue di santi, profeti ed angeli, sono alternativamente in marmo bianco e marmo rosa di Verona. Sono, invece, scomparsi i dipinti con profetis [...] et certis altris figuris, che ornavano un tempo il chiostro, per cui il grande Vincenzo Foppa fu pagato nel 1463.
Altri ambienti [modifica]
La biblioteca ed il refettorio visti dal chiostro piccolo

La cosiddetta Sagrestia Nuova, l'antica sala capitolare, contiene un ciclo di vivaci affreschi dei fratelli Sorri, tardi esponenti del manierismo senese. Alle pareti sono appesi dipinti di artisti di alta qualità, come Francesco Cairo, Camillo Procaccini, il Passignano e Giulio Cesare Procaccini. Da ricordare anche, sempre nella Sacrestia Nuova, la splendida pala d'altare di Andrea Solario (1524), terminata cinquant'anni dopo da Bernardino Campi. Va ricordato anche il grandioso refettorio, che nei primi anni del cantiere fu utilizzato come chiesa, e che conserva un affresco con l´Ultima Cena (1567), opera di Ottavio Semino e, nella volta una Madonna con Bambino (completata da Profeti nelle lunette) di Bergognone. Negli ambienti dell'antica Foresteria, nota anche come Palazzo Ducale, opera del XVII secolo di Francesco Maria Richino, oltre alla presenza di calchi e frammenti scultorei provenienti dalla Certosa, si segnalano alcuni ambienti affrescati (come lo Studiolo e l'Oratorio del Priore) e dipinti di Vincenzo Campi (lo splendido Cristo inchiodato alla croce), Bernardino Campi, Bartolomeo Montagna, il Bergognone, Bernardino Luini.
Category: Travel
Country: IT
City: pavia
Address: monastero certosa di pavia
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